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Prism e l’Nsa violano la Costituzione Usa

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Le vicende legate all’attività di spionaggio informatico della Nsa e al conseguente scandalo del Datagate svelato dall’ex agente Edward Snowden potrebbero finalmente volgere a conclusione.  E con esiti del tutto inattesi. Qualche ora fa, infatti, una corte federale degli Stati Uniti ha sentenziato che Prism, lo speciale programma attraverso cui l’Agenzia centrale di intelligence ha raccolto e selezionato per anni le conversazioni telefoniche e i dati di navigazione dei cittadini americani, potrebbe violare in maniera piuttosto esplicita il quarto emendamento della Costituzione, che protegge appunto la popolazione da perquisizioni, confische a arresti palesemente irragionevoli e immotivati.

Il giudice Richard Leon, del district of Columbia, ha pochi dubbi: “Le pratiche adottate dal personale dell’Nsa quasi sicuramente contravvengono ai dettami e allo spirito della nostra Carta”.  Qualche remora e un po’ di prudenza, infatti, sono obbligate, dal momento che, se confermate, le accuse provocherebbero un vero e proprio terremoto nella politica a stelle e strisce, costringendo l’amministrazione Obama a rivedere anche l’impostazione delle relazioni internazionali. Peraltro, non risulta ancora dimostrato che l’intercettazione costante delle comunicazioni da parte delle agenzie di sicurezza sia efficace, come invece il Dipartimento di Giustizia continua a sostenere. Insomma, data l’importanza della posta in gioco l’iter giudiziario delle accuse sarà abbastanza lungo, cosicché nel frattempo Prism potrà continuare a operare. Un’ipoteca sul futuro, però, è segnata.

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