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Auroragold, Nsa ci riprova

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Datagate: nel caso in cui ce ne fossimo dimenticati, ecco, a poco meno di un anno dalle ammissioni delle agenzie coinvolte nello scandalo dello spionaggio cibernetico globale, una nuova, incredibile rivelazione che emerge dai documenti forniti dall’ex agente Nsa Edward Snowden.

Trattasi di Auroragold, nome in codice dell’operazione in base a cui gli agenti segreti statunitensi sarebbero stati attivi, e forse lo sono tuttora, nel monitoraggio costante delle comunicazioni interscambiate dai provider di rete cellulare, con l’obiettivo di identificare eventuali vulnerabilità all’interno delle stesse reti da sfruttare, poi, per far partire programmi di intercettazione di massa.

Serenamente. Come se nulla, in questi mesi, fosse successo.

Ecco allora comparire nella lista dei target di lusso di Auroragold nomi di spicco dell’industria telefonica, a partire dalla stessa Gsm Association.

Ci può consolare allora sapere che iniziative di controllo contro il cyber spionaggio sono entrate a far parte dell’agenda politica americana, come quella avanzata dal senatore democratico Ron Wyden per limitare le interferenze dell’Fbi nell’attività delle società It o la richiesta radicale del collega di partito Patrick Leahy per interrompere tout court il tecno controllo Nsa?

Non è un cane che si morde la coda?

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