Home Internet & Social Network Trojan di Stato, ovvero captazione

Trojan di Stato, ovvero captazione

4 minuti di lettura
0
718
trojan di stato

Lo hanno chiamato Il Leviatano, ora invece è il Grande Fratello: i nomi cambiano, ma la vicenda dello Stato e della sua lotta con l’individuo per il controllo del privato non conosce tregua, e ha anzi assunto con Internet un nuovo e imprevedibile terreno di confronto.

Lo testimoniano i recentissimi eventi che negli Stati Uniti e in Italia sembrano rinvigorire le speranze dei governi di avere pieno accesso alle dinamiche, lecite o illecite qui poco importa, della società civile.

Da questo punto di vista, le sentenze rispettivamente emesse dalla Corte Suprema e dalla Cassazione di Washington e Roma aprono la strada a una potenziale eliminazione della privacy dei cittadini.

Grazie a un lasciapassare giuridico inaspettato, infatti, l’Fbi, a partire dal prossimo mese di dicembre, potrà hackerare in maniera molto più semplice di quanto non sia avvenuto finora i dispositivi elettronici di chiunque, indipendentemente dall’eventuale reato contestato.

Ciò in virtù della neo riforma della legge sulla privacy del 1986, che elimina l’obbligo del mandato del giudice applicabile soltanto all’area territoriale circoscritta di permanenza del server contenente le informazioni sospette, e che estende automaticamente l’autorizzazione all’intero spazio geografico che i responsabili della polizia federale riterranno necessario per svolgere le proprie indagini. Conseguentemente, con un unico mandato sarà possibile prendere il controllo di una quantità indefinita di device, anche fuori dai confini Usa, qualora l’Fbi fosse in grado di provare l’esistenza di un qualsiasi legame con l’elemento principale dell’indagine in corso.

Sulla stessa falsariga le mosse allo studio nel nostro Paese, dove i giudici della Cassazione hanno infine ritenuto legittimo l’impiego a fini giudiziari del “trojan di Stato”, il quale, se frutto dell’iniziativa del Grande Fratello, perde la connotazione negativa che tutti noi abbiamo imparato a conoscere nel mondo del cyber crime e assume la nuova denominazione di “captazione”: niente di più e niente di meno di un classico virus spia, inoculato nel device target attraverso un sms e capace, in pochi passaggi, di consegnare al mittente il controllo totale delle funzionalità del device. Evidentemente, senza che il proprietario dello smartphone o del notebook possa accorgersi di alcunché. Certo, a differenza che oltreoceano, la nostra Cassazione ha autorizzato la captazione in riferimento a un recente caso di associazione mafiosa e limitatamente a “a procedimenti relativi a delitti di criminalità organizzata, anche terroristica”.

Ma come giustificare l’inevitabile intromissione nella vita di eventuali persone terze, estranee ai fatti?

L’attentato alla privacy comincia nel momento stesso in cui la collettività baratta quest’ultima con la garanzia della sicurezza. Reale o apparente che sia.

  • Canale Sicurezza - mediaprojection

    MediaProjection, attacco Android

    MediaProjection è la più recente minaccia che mette a rischio la privacy degli utenti Goog…
  • Canale Sicurezza - Data retention

    Data retention, sale a sei anni

    La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva un’importante norma, già contenuta n…
  • Canale Sicurezza - twitter

    Twitter, campagna per la privacy

    Twitter ha introdotto nuovi filtri specifici per scongiurare i troll. L’azienda infatti, p…
Altri articoli correlati
Altri articoli da Redazione
Altri articoli in Internet & Social Network

Leggi anche

Identity Protection. Easy with okta!

Identity Protection. Easy with okta! Okta consente di gestire questi casi tramite l’…