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Scandalo Datagate, cambiare tutto per non cambiare nulla

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Datagate, a un anno dallo scandalo la Casa Bianca corre ai ripari e chiede un rapporto ufficiale che regolamenti privacy e sicurezza degli utenti sul Web. Sarà la presidenza al crepuscolo neanche più così popolare, fatto sta che il presidente Barack Obama è in cerca di un atto forte che ne risollevi l’immagine presso l’opinione pubblica. Così, sostengono le ultime indiscrezioni, sulla scrivania di Mr. President sarebbe pronto un rapporto dedicato alle nuove norme per regolamentare la condotta in Rete di governo e multinazionali, stilato dal fidato consigliere John Podestà.

Scontati i contenuti, visto che, a leggerne le pagine, si individuano rimandi alla necessità di collegare la violazione della sicurezza dei dati con i reati legati ai diritti civili e, soprattutto, si prendono di mira gli algoritmi elaborati dagli esperti di business intelligence e Web marketing, rei, a detta del report, di condizionare in maniera arbitraria l’organizzazione della vita sociale: è sicuro, come sembra sia avvenuto al dipartimento di polizia di Chicago, affidare a un calcolo algebrico l’individuazione dei soggetti con maggiore probabilità di commettere un reato e, quindi, da sottoporre a speciale regime di sorveglianza?

D’altra parte, i big dell’Ict oggetto degli strali presidenziali fanno spallucce: da tempo, in maniera vera o presunta, Google, Facebook e Amazon hanno implementato specifiche policy di sicurezza, nei limiti degli obiettivi legati al mondo del Web advertising. E qui scatta l’antinomia, poiché proprio le vicende legate al Datagate ci hanno insegnato che privacy e sicurezza, in Rete, difficilmente convivono.

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