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RCS, il malware italiano è legale

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Per una volta, un primato che spetta tutto all’Italia. Ѐ quello che, secondo le analisi effettuate dal team di esperti di Kaspersky Lab, vede il nostro Paese al vertice delle classifiche mondiali sulla cyber sicurezza grazie a Remote Control System, il primo malware al mondo capace di intaccare e di impadronirsi del contenuto di qualsiasi device It. Sviluppato dalla milanese Hacking Team e meglio noto con gli acronimi di RCS o Galileo, il tool viene regolarmente venduto a chiunque ne faccia richiesta. Ma un malware legale non genera una contraddizione di termini e di azione da parte di chi deve combattere il cyber crimine? No, se a farne uso sono proprio le forze di polizia e i governi.
Questo almeno racconta la storia di RCS, se è vero che la piattaforma è utilizzata da gran parte degli esecutivi e delle forze dell’ordine di vari Paesi, che vi ricorrono quotidianamente per infettare i sistemi operativi iOS, Android, Windows, Symbian, Blackberry OS e procedere al controllo di file utente, dati personali, rubriche e posizione geografica. E anche se una garanzia che Hacking Team offre ai propri clienti è quella dell’anonimato, Kaspersky Lab ha potuto scoprire come la maggior parte delle installazioni del malware sia presente su server collocati in USA, UK, Canada ma anche Paesi non esattamente liberali come Cina e Kazakistan. Già, chi controlla il controllore?

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