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Italiani incoscienti sulla Rete

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Consapevoli del rischio ma poco preparati ad affrontarlo. È un quadro a tinte chiaroscure quello che emerge dall’ultimo rapporto Cermes Bocconi-Affinion sulle abitudini digitali degli italiani e sulle strategie che questi ultimi mettono in campo per proteggersi dai pericoli che girano in Rete. Dalla convinzione diffusa che basti coprire con la mano la tastiera dello sportello bancomat per evitare il clonaggio della propria tessera alla sottovalutazione dei rischi che si corrono rilasciando senza filtro alcuno i dati per la geolocalizzazione attraverso i dispositivi mobile, la nostra percezione del fenomeno sicurezza risulta ancora lontana dagli standard internazionali.  Lo studio, eseguito su un campione di mille individui con età compresa tra 18 e 75 anni, suddivide infatti la popolazione nelle quattro categorie degli ottimisti”, dei previdenti consapevoli”, dei fiduciosi e degli ansiosi vulnerabili”.  Al primo gruppo appartiene circa il 10% del campione: uomini tra i 50 e i 60 anni localizzati al Sud e al Nord Est e assolutamente non attrezzati per proteggere il proprio patrimonio di informazioni.  Seguono i “previdenti consapevoli”, circa il 22% del totale, inseriti nella medesima fascia sociale e di reddito dei primi e con una percezione appena un po’ più alta del rischio ma, significativamente, con un’età che scende sotto i 40 anni.  A crescere troviamo i “fiduciosi”.  Un tesoretto estratto dal 15% del campione e composto per lo più da donne tra i 30 e i 49 anni, residenti al Nord e al Centro e ben attente a tutelare la propria identità digitale durante la navigazione, soprattutto grazie all’uso di password complesse.  D’altra parte la categoria più numerosa in Italia è l’ultima, quella degli “ansiosi vulnerabili”: ben il 38% del campione, composto da giovani tra i 18 e i 29 anni e con una collocazione sociale e culturale medio-alta; tuttavia, pur consapevoli delle insidie di Internet, costoro ricorrono a misure di protezione davvero banali, spesso affidandosi a software antivirus elementari di certo non in grado di sopportare gli effetti di una minaccia.  Come potrebbe essere altrimenti con un panel che non riesce nemmeno a mettersi d’accordo sulla definizione di dati personali?

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