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Iot, a rischio la sicurezza dei voli

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Canale Sicurezza - sicurezza informatica aerea

Lo avevamo scritto su queste colonne in piena estate, e forse per questo la notizia non ha riscosso l’interesse dovuto. Ma la questione esiste: gli attacchi cibernetici nel settore dell’aviazione sono in netto aumento, e mettono seriamente in pericolo la sicurezza di velivoli e aeroporti.

In tempi di alto rischio terroristico, virtuale e militare, i risultati dell’ultimo report pubblicato dall’Agenzia europea della sicurezza aerea (Easa) non fanno dormire sonni tranquilli a nessuno, e gettano una luce inquietante sull’ennesimo risvolto imprevisto dell’Internet of  Things.

Già, perché scoprire che a un hacker di media competenza bastano cinque minuti per accedere al sistema di comunicazione che interconnette un aereo e la sua torre di controllo e che l’infrastruttura occorrente per eseguire l’operazione, un software di decriptazione delle chiavi di identificazione, è acquistabile su eBay per pochi euro, non può che far pensare al lato oscuro dell’onnipresenza attuale delle app.

L’unica certezza è che comunque qualcuno ti aggredirà” sentenzia Kurt Pipal, esperto informatico dell’Fbi.

Meglio dunque correre ai ripari. C’è alternativa se 52 compagnie aeree in tutto il mondo offrono il wi-fi a bordo e in questo modo prestano da sé il fianco all’attacco? Oppure, ancora, se società come British Airways hanno sviluppato proprie applicazioni, con tanto di iPad regolarmente messo a disposizione di piloti e assistenti di volo?

Tuttavia scongiurare il rischio che un aereo diventi preda di un criminale informatico non è così semplice. Tanto meno automatico. “Il problema più grande è che la maggior parte dei velivoli che offre il wi-fi non è stata costruita per supportare in totale sicurezza la connettività” prosegue Linda R. Urrutia-Varhall, direttore delle operazioni al National Geospatial Intelligence Agency.

A quanto pare, il problema starebbe proprio nella difficoltà di installare adeguati sistemi di firewall. Probabilmente perché questi interferiscono con la strumentazione di bordo, sebbene “ogni velivolo sia, per questo, progettato per blocchi, ognuno separato dall’altro”. Ma tant’è. Normale che poi gli “hacker siano in grado di entrare nei sistemi di intrattenimento di bordo e da lì puntare alla meta ambita, il sistema automatizzato che gestisce le operazioni di volo”.

Qualcuno, come l’esperto di cybersicurezza Chris Roberts, ci è già riuscito, e si vanta di aver addirittura azionato da remoto i motori di un jet.

Allo stato attuale il tema della cybersicurezza è un cantiere aperto per le compagnie aeree, che attraverso Star Alliance si limitano ad assumere alle proprie dipendenze gruppi di esperti informatici, magari quegli stessi hacker che in Rete minacciano di comprometterne i sistemi informativi.

Pertanto, gli investimenti in Ricerca e Sviluppo da parte dei vendor e delle terze parti del canale interessati a sviluppare il settore contribuiranno a rendere meno aleatorio un campo di intervento che necessita di tutte le forze per contrastare la minaccia.

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