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Blackphone, It security allo sbando

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Sicurezza informatica, esiste per davvero?

Domanda lecita se si pensa alle recenti vicissitudini di Blackphone, lo smartphone nato per iniziativa di Phil Zimmerman in risposta allo scandalo Datagate, e di cui anche noi abbiamo raccontato nei mesi scorsi su queste colonne, e che, a quanto pare, non sarebbe del tutto immune da attacchi malware.

A scoprire la vulnerabilità ai bug del dispositivo l’analista Mark Dowd della società specializzata Azimuth Security.

Dopo una settimana di ricerche infatti il tecnico ha portato alla luce un problema che colpiva l’applicazione dello smartphone dedicata alla messaggistica cifrata e denominata SilentText.

Il bug implicava infatti la possibilità di corruzione della memoria, il che consentiva a qualsiasi malintenzionato di decifrare i dati, ottenere informazioni relative alla localizzazione e ai contatti, e, infine, di inserire porzioni di codice malevolo per ottenere il controllo completo del terminale.

Al di là del disappunto di Zimmerman e soci, la vicenda Blackphone è utile a riproporre il tema delle migliori garanzie per la security tra sistemi proprietari e aperti: una questione che, considerata l’abbondanza di statistiche sugli attacchi in un campo e nell’altro, rischia di diventare mero esercizio di stile.

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