Negli ultimi anni la cybersecurity ha conosciuto un’evoluzione rapida, ma non sempre virtuosa. Le organizzazioni si trovano oggi a operare in ecosistemi di sicurezza sempre più dipendenti da infrastrutture e piattaforme di terze parti, spesso basate su modelli “black box” che riducono drasticamente la visibilità sui processi di protezione. Un approccio che, se da un lato promette semplificazione, dall’altro solleva interrogativi sempre più rilevanti su governance, controllo e, soprattutto, sovranità del dato.
La questione diventa ancora più evidente nel mondo delle PMI, dove alla crescente pressione normativa – da NIS2 a DORA – si affianca una difficoltà concreta: la mancanza di strumenti realmente integrati, pronti all’uso e sostenibili nel tempo. Troppe soluzioni, spesso scollegate tra loro, finiscono per aumentare il carico operativo dei team IT, compromettendo proprio quegli obiettivi di efficienza e sicurezza che dovrebbero garantire.
A complicare ulteriormente lo scenario interviene un nuovo fattore di rischio: la diffusione non governata degli strumenti di intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni. L’adozione spontanea di applicazioni AI, al di fuori di un disegno architetturale chiaro, espone le aziende a problematiche di data leakage, utilizzi impropri delle informazioni e perdita di controllo sui flussi decisionali e informativi.
La Transparent Security risponde a questa deriva riportando la sicurezza alla sua funzione primaria: proteggere in modo chiaro, comprensibile e governabile. Visibilità end‑to‑end, processi intelligibili e controllo continuo diventano elementi chiave per costruire una sicurezza efficace, sostenibile e allineata agli obiettivi di business.
In questo contesto emerge la necessità di un cambio di prospettiva. Un approccio alternativo alla cybersecurity che si fonda su tre pilastri chiave:
- Trasparenza, per superare i modelli opachi e recuperare visibilità reale sui processi di sicurezza, sugli eventi e sulle risposte agli incidenti.
- Sovranità, intesa come capacità dell’organizzazione di mantenere il controllo su dati, infrastrutture e logiche decisionali, senza deleghe cieche a sistemi non governabili.
- Automazione intelligente, non come fine, ma come strumento per ridurre la complessità operativa, eliminare attività ripetitive e consentire ai team IT di concentrarsi su ciò che genera reale valore.
Queste riflessioni costituiscono il filo conduttore dell’intervento che bitCorp (https://bludis.it/bitcorp/) porterà al Security Summit di Napoli, all’interno di un confronto aperto sulle trasformazioni in atto nel panorama cyber.
Quando? Il 28 Maggio, a Napoli, presso la Citta della Scienza. Dopo l’evento di apertura a Milano, a marzo 2026, con la presentazione del Rapporto Clusit 2026, Security Summit fa tappa a Napoli. Iscriviti qui
Security Summit è il convegno organizzato da Clusit, Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, e da Astrea, Agenzia di Comunicazione ed Eventi specializzata nel settore della Sicurezza Informatica.




