Si chiama United States Air Force quella branca militare che ha la missione di volare, combattere e vincere in aria, nello spazio e nel cyberspazio. Per essere i numeri uno nessun elemento deve essere fuori dal controllo, quindi non solo sicurezza fisica nei cieli e oltre l’atmosfera terrestre, ma anche grande attenzione alla sicurezza informatica dei sistemi spaziali. Ma come si proteggono le “operazioni” da coloro che vorrebbero provare a penetrare o distruggere le reti coinvolte in questo processo? Per dare una risposta concreta a questa domanda a fine marzo scorso, Space Electronics, branch dei Laboratori di ricerca dei veicoli spaziali dell’Air Force (AFRL), ha indetto un nuovo bando per dare il via al finanziamento di una ricerca volta a migliorare la comprensione in tema di sicurezza informatica nelle navicelle spaziali. Nello specifico AFRL vorrebbe saperne di più su temi quali:

–        le nuove tecniche e tecnologie che consentono di continuare la missione della navicella in caso di attacco informatico.

–        hardware sicuro, incluso i computer di bordo, microprocessori,  circuiti FPGA (field programmable gate arrays), connessioni point-to-point e le tecnologie software

–        strumenti analitici e framework per perfezionare la conoscenza attuale dell’Air Force sulle vulnerabilità e aumentare le capacità future di ingegnerizzare sistemi più sicuri.

–        tecnologie capaci di distinguere tra attacchi informatici provenienti da anomalie di sistema o da problemi causati da effetti ambientali

–        tecnologie per fornire indicazioni di un cyber-attacco attivo contro un veicolo spaziale

Di fatto la ricerca ha lo scopo di rendere più sicuri tutti i sistemi dei veicoli spaziali, incluso quelli dedicati alle missioni, i bus, i network e le operazioni di terra.

 

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